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S. Pietro

Era in corso l'anno 1945 quando l'Amministrazione della Arciconfraternita della Morte sentì la necessità di rifare alcune statue perché quelle esistenti non erano armoniche fra loro. Per far sì che tutte le statue avessero la medesima fattura, l'incarico venne affidato a Giulio Cozzoli che già aveva plasmato il Cristo Morto, la Veronica, S. Giovanni e Maria Cleofe.
Lo scultore considerò l'azione dell'apostolo non disgiunta da quella del gallo; immaginò, quindi, S. Pietro sorpreso dal canto del gallo, timoroso e sbigottito per aver rinnegato il Maestro.
Sia pure rispettando gli stessi colori della precedente, realizzò la statua in un atteggiamento diverso, con la mano sinistra portata verso l'orecchio, anziché alla fronte, con la barba incolta, che incominciava a diventar canuta, e con il piede posato su un gradino del pretorio del procuratore romano Pilato.
Anche il bel gallo, che si ammira accanto all'apostolo, richiese uno studio ben attento, tanto da necessitare di ben due esemplari come modelli: uno per la sua fattezza fisica e l'altro per la meravigliosa colorazione variopinta del suo piumaggio.
Nel 1948 l'immagine venne portata in processione, ma la popolazione non l'accettò benevolmente, anzi la critica in merito, fatte salve le eccezioni, fu molto severa.
Il tempo, ovvero il miglior giudice, ha fatto giustizia!
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- Testo tratto dal sito dell' Arciconfraternita della Morte.
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N.B. - Tutte le foto sono proprietà esclusiva dell' autore dott. Franco Stanzione ed è vietato riprodurle senza il suo consenso e/o omettendo di citarne la fonte.

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