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La Veronica

É la prima statua che Giulio Cozzoli ha realizzato per l’Arciconfraternita della Morte; siamo nel 1906 e l’anno successivo andrà per la prima volta in processione.
L’Assemblea dei Confratelli dell’Arciconfraternita della Morte del 19 febbraio 1906 espresse il desiderio di avere in processione una nuova statua della Veronica che si rifacesse al modello in marmo, realizzato tra il 1629 e il 1640 da Francesco Mochi, collocato nella Basilica di S. Pietro in Roma, opera pregevolissima che però “non vive a contatto diretto col popolo” come la Veronica dell’Arciconfraternita della Morte che, annualmente, percorre il suo secolare e mai variato itinerario per le vie di Molfetta.
Fu altresì deciso di affidare la realizzazione dell’opera al giovane artista Giulio Cozzoli, appena ritornato dalla Germania e già allievo del più famoso, all’epoca, prof. Filippo Cifarello, al prezzo convenuto di 2.400 lire.
L’artista accettò di buon grado l’indicazione dell’Arciconfraternita e raffigurò la Veronica come una giovane donna, nel momento della scoperta del terrificante prodigio, a seguito del quale il volto sanguinante di Gesù rimase impresso sul panno adoperato per tergerne il sudore; è palesemente visibile un moto immediato di spavento e repulsione.
Il suo corpo flessuoso tende a discostarsi dall’oggetto del prodigio, per cui essa cerca, con le braccia allungate, di tenerlo lontano da sé. Lo sbigottimento è tale che essa ha il viso girato dall’altra parte, anche se i suoi occhi, lampeggianti di terrore, sono tentati di tornare a guardare. Il viso ha una delicatezza squisita, una fragilità resa più soave dal pallore cereo.
Tutto ciò la rende, a giudizio di molti, la più bella tra le statue che figurano nella processione del Sabato Santo.
Quando, dopo essere stata benedetta dal Vescovo Mons. Pasquale Picone nella mattinata del Lunedì Santo 1907, cinque giorni dopo, il Sabato Santo, uscì in processione, la statua riscosse un grande consenso da parte dei fedeli.
Ciò che nessuno può ricordare, essendo trascorso più di un secolo, e di cui pochi sono a conoscenza, è invece che originariamente la Veronica fu concepita con le braccia completamente scoperte e con degli orecchini a forma di cerchio; Mons. Picone, pur apprezzandola dal punto di vista artistico, esortò l’Amministrazione dell’Arciconfraternita della Morte a richiedere al Cozzoli di rimuovere gli orecchini e di far coprire la nudità delle braccia.

Solo qualche anno dopo, nel 1912, allo scultore fu possibile intervenire nuovamente sulla statua, ricoprendone le braccia con delle maniche ed eliminando gli orecchini.
Anche il velo in lino, riportante impresso il volto insanguinato di Gesù Cristo, fu sostituito da uno in cartapesta, giacchè durante la processione il vento tendeva a farlo sfilacciare e a fargli assumere posizioni indesiderate.
Il velo originario in lino della Veronica è attualmente proprietà dell’Arciconfraternita di S. Stefano ed è visibile nella sacrestia della Chiesa dedicata al Protomartire.
Non si conosce il motivo per il quale sia andato in possesso all’Arciconfraternita di S. Stefano; probabilmente lo avrà donato lo stesso Giulio Cozzoli, dopo la ricopertura delle braccia della Veronica e la realizzazione del nuovo sudario in cartapesta, ritenendolo cosa propria e quindi padrone di farne ciò che avesse voluto.

- Testo a cura del dott. Francesco Stanzione, tratto da "De Passione Domini Nostri Jesu Christi secundum Melphictam", Editrice L'Immagine, Molfetta 2015, Vol. 1.



http://lamiasettimanasanta1album2.blogspot.com/
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