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La Maddalena

L' esplicazione artistica della peccatrice di Magdala per l'Arciconfraternita della Morte costituì, anche per Giulio Cozzoli, un tema difficile da trattare, faticoso forse per quell'ambiguità che le è innata; un tema arduo da svolgere, tanto da impegnarlo per ben due volte nella realizzazione delle statue. Concepita liberamente, la prima statua che egli plasmò, fu ritenuta "scandalosa" dall'allora Vescovo Achille Salvucci.
Il Cozzoli, dopo l'ostacolata vicissitudine della prima Maddalena, si adoperò per svolgere nuovamente il tema. L'immagine ripete molti attributi della prima statua plasmata dal Cozzoli, l'espressione del volto, gli occhi segnati dal pianto dirotto, lo sguardo rivolto lontano; il suo atteggiamento di grande umiltà, memore di una vita trascorsa nel peccato.
Le braccia distese, in parte coperte, le mani strette e incrociate tra loro, rivelano lo sconforto dello spirito. Terminata nell'estate del 1955, la nuova Maddalena fu portata in processione nella Pasqua del 1956. Un'anno che gli anziani confratelli ricordano per una molteplicità di eventi.
Una Pasqua che rievoca ricordi, non solo perché con la nuova Maddalena si pose fine all'annoso problema, non anche perché con il "novus ordo" emanato da Papa Pio XII mutarono gli orari delle processioni, ma soprattutto perché si completò la serie delle statue del Sabato Santo plasmate dal Cozzoli.
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- Testo tratto dal sito dell' Arciconfraternita della Morte.



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